CATTEDRALE DI SIENA-INTERVENTI DI RESTAURO E ADATTAMENTO
A MUSEO DELLA CRIPTA



NOTE DESCRITTIVE DELL'ITER PROGETTUALE E L'EVOLUZIONE DEI LAVORI


Premessa:

  Nel 1997, su incarico dell'Opera della Metropolitana di Siena, cominciai ad elaborare un progetto di restauro di un complesso di ambienti sottostanti e in parte adiacenti alla Cattedrale di Siena, costituenti l'ex Oratorio dei Santi Giovanni e Gennaro, conosciuto come San Giovannino.

L'obiettivo iniziale era quello di recuperare e valorizzare il complesso edilizio rimasto pressoché in disuso per molti anni, per inserirlo nel percorso museale della Cattedrale e del Battistero. Complessivamente i locali sviluppano una superficie di poco superiore a 1000 metri quadrati.

Il cantiere ha preso avvio da una serie di indagini conoscitive preliminari consistite in ricerche storiche, rilievi metrici, saggi sulle murature, sulle strutture orizzontali, sul terreno di fondazione, indagini stratigrafiche su intonaci e stucchi antichi. Con l'impiego di una microtelecamera a raggi infrarossi, si scoprì l'esistenza di un'altra grotta riempita di terra e detriti. Il suo svuotamento permise di rinvenire un cunicolo che da questa grotta, collocata alla quota di ingresso del San Giovannino in Via dei Fusari, prendeva avvio per salire di circa m. 7,50 in direzione del pavimento della Cattedrale. Questo cunicolo ci consentì di effettuare una scoperta che si rilevò sensazionale: un nuovo vano, di cui non si conosceva l'esistenza - se non per qualche vago accenno in una memoria storica degli inizi del XVI secolo - e rimasto inaccessibile perché interamente riempito di materiale detritico.

Questo ambiente, della superficie di circa 200 metri quadri e dell'altezza media di circa m. 4,50, costruito probabilmente fra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, come ingresso secondario alla cattedrale, conserva un ciclo pittorico della fine del '200 di grandissimo valore, che è stato in gran parte recuperato e restaurato nel corso dei lavori. Questo originario uso venne a cadere quando prese avvio il cantiere di ampliamento della fabbrica, nel corso del XIV secolo, finchè, agli inizi del '400, con la costruzione del Battistero e l'abbassamento del pavimento del presbiterio, questo ambiente venne definitivamente chiuso ed utilizzato come discarica dei materiali di risulta del cantiere. E, incredibile a credere, proprio su questo materiale incoerente proveniente per lo più dalla demolizione dell' originaria copertura a volta, fu realizzato il pregevole ed originale pavimento a commesso marmoreo del presbiterio e del coro che ancora oggi ammiriamo. Le indagini portarono ad escludere la presenza di elementi architettonici di sostegno del pavimento, come archi e volte, sull'intera superficie del vano!



L'evoluzione del progetto e le problematiche della musealizzazione:


  La rilevanza della scoperta era tale che imponeva di affrontare questioni nuove ed impreviste come anche di rivedere in maniera sostanziale non solo l'originario progetto di restauro dell'Oratorio di San Giovannino, ma anche il cronoprogramma dei lavori ed il budget di spesa, questioni di non poco conto...

Terminata una prima fase di studio si doveva decidere cosa fare. Le problematiche da affrontare erano schematicamente le seguenti: se intraprendere o meno il difficilissimo intervento di rimozione del materiale detritico più o meno incoerente che riempiva interamente l'ambiente rinvenuto; se e come consolidare e sostenere il pavimento, escludendo fin dall'inizio l'ipotesi del suo seppur temporaneo smontaggio; come conciliare, nell'ipotesi del completo svuotamento dei detriti, le primarie necessità di consolidamento del pavimento e conservazione dell'apparato decorativo paretale, con l'eventuale apertura al pubblico e quindi musealizzazione di questo ambiente.

Finalmente, dopo aver valutato varie ipotesi progettuali, si decise di affrontare lo svuotamento, procedendo con una tecnica simile, per certi aspetti, ad uno scavo in galleria. Fu contemporaneamente elaborato un progetto di restauro che prevedeva la musealizzazione di questo locale ed il suo inserimento in un più ampio percorso di visita esteso a tutti gli ambienti sottostanti la cattedrale, già descritti in premessa.

L'intera operazione di svuotamento ha richiesto circa un anno di lavoro, in cui si sono asportati circa mille metri cubi di materiale detritico. La costante presenza in cantiere degli archeologi ha permesso di acquisire importantissime informazioni documentarie sulle vicende del cantiere della Cattedrale e di recuperare un gran numero di reperti di varia tipologia: frammenti di affreschi, scapoli in pietra scolpiti, monete, fino agli oggetti più semplici che documentano la vita del cantiere medievale, ma anche numerose inumazioni e addirittura alcuni corpi mummificati.

La struttura che avrebbe dovuto sostenere, a svuotamento del vano completato, il pavimento della Cattedrale avrebbe dovuto coniugare contemporaneamente due requisiti: da una parte la facilità di costruzione e/o di montaggio, e, dall'altra, il massimo contenimento delle dimensioni per consentire una visione completa e una percezione unitaria dell'ambiente ed in particolare dell'apparato decorativo.

Costituivano un problema anche l'irregolarità del soffitto con gradini e superfici inclinate, l'irregolarità delle pareti perimetrali del vano e la presenza al suo interno di strutture murarie. La nuova struttura avrebbe dovuto quindi avere una notevole capacità di adattamento e la possibilità di essere montata attraverso un sistema modulare, mentre si manteneva ancora in opera la prima struttura, quella provvisoria: a quest'ultima essa avrebbe dovuto potersi sostituire senza provocare traumi al pavimento soprastante ed anzi avrebbe dovuto consentire a questo un lento adattamento alla nuova situazione statica che sarebbe stata modificata dopo quasi sette secoli!

Dal momento che lo spazio interno risultava, come prima descritto, già parzialmente alterato, vi era la necessità di realizzare una struttura che non lo compromettesse ulteriormente ed in particolare non ostacolasse la lettura dei vari elementi architettonici e dell'apparato decorativo.

Sulla base di tutte queste considerazioni mi sono orientato verso l'impiego di una struttura in acciaio inossidabile escludendo decisamente il cemento armato, il legno e ogni altra tecnologia.

La progettazione ha così preso avvio nella direzione di una struttura modulare costituita da elementi di ridotte dimensioni, facilmente assemblabili con connessioni imbullonate.

La struttura realizzata, è costituita da una sorta di grigliato con un modulo di cm. 60x60. Una serie di piedini a vite, regolabili, adattano il grigliato al soffitto la cui superficie, come già spiegato, non è complanare. Il grigliato è a sua volta sostenuto da otto colonne cilindriche piuttosto snelle il cui fusto termina con una sorta di capitello: da qui si dipartono quattro "bracci" inclinati che svolgono funzione di raccordo fra il grigliato e la colonna. Il sistema del grigliato, è stato anche concepito per consentire l'alloggiamento delle canalizzazioni e apparecchiature elettriche e di illuminazione ed offrire una grande flessibilità d'uso.

Si è quindi realizzata una pavimentazione di tipo flottante con tavolato in legno, su una struttura modulare in acciaio ripristinando le quote originarie del pavimento.

La struttura metallica, completamente indipendente dalle murature esistenti, è stata progettata in modo da creare una intercapedine fra la quota di fondazione ed i piani di calpestio per consentire il passaggio delle canalizzazioni dell'impianto di climatizzazione e degli impianti elettrici che rimangono così nascosti e facilmente ispezionabili. Questa soluzione risulta infine reversibile, in quanto può essere completamente smontata senza creare alterazioni alla struttura storica.



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